Nel 1967, verso la fine di Luglio, insieme a un'amica e a un amico partii per il sud con l'intenzione di arrivare ad Agrigento, non ricordo perché proprio lì. A bordo della Fiat 500 di mia madre raggiungemmo in due tappe Palinuro, in Calabria, e ci fermammo per qualche giorno di campeggio, bagni e pesca subacquea, specialità praticata dall'amico. Tra noi non c'erano nessi amorosi. La sera dell'arrivo, sulla spiaggia, mi addormentai dolcemente come poi nei decenni mi sarebbe capitato poche altre volte. Comunque il punto è un altro. Il terzetto che costituivamo era piuttosto degno di nota in considerazione del look dell'amico, tra l'orso e l'hippy, e l'avvenenza dell'amica, resa notevole in modo particolare dai diciannove anni che lei aveva. A me toccava invece la parte visibile di colui che aveva dato un passaggio a due autostoppisti stravaganti, come mi avrebbe luminosamente rivelato, durante il viaggio di ritorno a Firenze, l'addetto chiacchierone di una stazione di servizio. Una sera, a Palinuro, noi tre camminammo per il paese recando tra le dita e la bocca, ciascuno, un sigaro toscano acceso, ciò che nel caso dell'amica, succintamente vestita, non poteva non attirare l'attenzione del pubblico. Ci fermammo presso un venditore ambulante di verdura e comprammo un cartoccio di peperoncini - verdi. Un paio di uomini che si trovavano lì non so a far che cosa tentarono di entrare in contatto ... con noi tre ... elogiandoci per la compera che avevamo fatto - di cui avevamo iniziato a sgranocchiare l'oggetto ... L'amica allora replicò, rivolta ai due: 'non abbiamo bisogno di approvazione', gelando loro non saprei, me di sicuro. Si trattava del respingimento di un approccio che l'amica ... avete presente Maria Schneider? - realizzò in un batter d'occhio. A me, che non avevo capito la situazione, lei parve inutilmente scortese. Il progetto di continuare il viaggio fino ad Agrigento subì una modifica a causa della nostalgia che il sottoscritto sentì pungente, e maximis itineribus tornammo in Toscana ...
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