Non di rado cerco tramite internet vecchie conoscenze per sapere che cosa fanno e se sono vive, ecco perché stamani ho cercato Paolo Quattrini, che mi era tornato in mente non ricordo come. E morto diversi mesi fa, se non sbaglio settantasettenne. Ci eravamo incontrati nel 1964 al liceo Michelangiolo di Firenze. Presto diventammo amici e la nostra amicizia durò diversi anni dopo il termine della scuola, segno che aveva della sostanza. So che nei decenni si era fatto valere come psicoterapeuta e che aveva acquisito una certa fama, tuttavia posso ricordarlo soltanto come amico di gioventù. Originario di Arcidosso, quindi amiatino, aveva un accento toscano impreziosito dalla erre francese, era piuttosto robusto e forse mostrava un'età maggiore di quella anagrafica. Portava la barba, che aveva rossiccia, tendeva alla calvizie, vestiva in modo piuttosto disinvolto, ed era molto stimato dai professori del liceo Michelangiolo. Condividevamo la passione per la moto e ora ricordo che ebbe una Moto Guzzi Stornello, una Nsu Max 250, una Ariel Square four con il carrozzino e una Laverda bicilindrica di grossa cilindrata ... Me la lasciò perché la custodissi nel garage di famiglia durante uno dei suoi numerosi viaggi, materia per cui aveva un talento avventuroso di autostoppista e campeggiatore - anche di fortuna. Di recente qui ho ricordato un viaggio che noi facemmo insieme a un'amica nel sud d'Italia. Lui, da solo, girava l'Europa e anche l'Africa settentrionale. Durante una di queste vacanze, così lui le denominava, si comprò un cappotto di cuoio nero usato, in Olanda. Sulla sua Laverda faceva un figurone con quel cappotto! Fumava la pipa, si rifaceva spesso e volentieri a Nietzsche, e coltivava, oppure aveva coltivato, il karate. Negli anni roventi, a Roma, si trovò una volta dentro una battaglia tra studenti come lui di sinistra e studenti di destra, numerosi nella capitale, e mi raccontò di essersi impadronito di un palo di ferro a scopo di autodifesa. Iscrittosi a Fisica nell'università di Firenze, in cui suo padre era docente, non era riuscito a sintonizzarsi con quel genere di studi. La sua università furono i viaggi, compiuti con pochi soldi e molto coraggio. Dopo che ci eravamo persi di vista, avemmo nei decenni poche occasioni d'incontro, ma ciò dopotutto è normale che avvenga. Un saluto, Paolo, alla memoria!
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