Il matrimonio con la figlia di un pittore aveva fatto sì che R vivesse circondato dalle opere invendute del maestro, ciò per quarantatré anni circa e nonostante due cambi di abitazione. R, dotato di un proprio gusto e possessore di un certo numero di opere, aveva, per motivi di spazio sulle pareti, introdotto nell'appartamento in cui viveva insieme alla figlia del maestro e al nipote dello stesso un numero esiguo di quadri suoi, e aveva conservato gli altri, una ventina, in uno studio che aveva in affitto nei paraggi di casa. Dopo aver deciso di chiudere lo studio, fatto il trasloco di mobili e quadri nella cantina dell'appartamento condiviso con la figlia del maestro, R spostò uno dei quadri dalla cantina e lo appoggiò a una parete del soggiorno di casa, in interessante contrasto con un'opera del maestro ... Ebbene, dopo qualche giorno il figlio di R (e nipote del maestro) s'incaricò di spostare il quadro ultimo arrivato in una stanza dove la penombra lo mortificava in fatto di forme e di colori. Senza chiedere il permesso a R, il quale teneva molto al quadro per motivi affettivi. Dal momento che R era la componente economica di rilievo nell'ambito della famiglia formata dalla figlia del maestro, dal nipote del maestro e da lui, R, l'episodio del quadro spostato dalla luce alla penombra lo convinse di essere (stato) sfruttato dalla moglie e dal figlio, e di essere considerato da loro un bancomat - senza diritti.
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