Nella primavera del 1968 il movimento studentesco fiorentino, di cui facevo parte, occupò il rettorato, importante edificio universitario sito in piazza San Marco, non lontano dal centro vero e proprio della città. In una pausa delle attività degli occupanti, era primo pomeriggio, mi trovai a dare un'occhiata all'aula magna, le cui file di poltroncine erano state sconvolte da una assemblea svoltasi in mattinata. Nell'ampia sala c'erano soltanto due studenti: uno si era tolto una scarpa e con la stessa cercava inutilmente di colpire il solito crocifisso appeso a una parete, molto in alto, allo scopo di staccarlo e farlo cadere. L'altro lo rimproverava ora non ricordo con quali "sensati" argomenti. A un tratto tuttavia smise di rimproverare l'iconoclasta privo di mira, raccolse la scarpa ricaduta dopo un nuovo lancio fallito e la scagliò fuori da una delle finestre, giù nel cortile dell'edificio. A quel punto fu l'iconoclasta privo di mira, un tizio che alla lontana io conoscevo, a iniziare con i rimproveri "sensati". Me ne andai, non so se i due mi avevano visto né so come andò a finire la diatriba.
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