Moltissimi anni fa, era d'estate, raccontai a un'amica quel che stava passando mio padre - ancora giovane, si era ammalato in modo grave. L'amica era un poco a conoscenza della vita di lui per quello che gliene avevo negli anni riferito - certo senza il patema che invece ora mi tormentava; comunque lei ritenne di interloquire dicendomi: "è un karma suo". Ai tempi, più di oggi, ignoravo il pensiero da cui scaturisce tale costrutto esplicativo, ma dentro di me, offeso, tradussi la formula in questi termini: "sono cazzi suoi" , e da quel giorno i miei rapporti con l'amica si raffreddarono parecchio. Avevo l'impressione che lei si fosse prodotta in una spiegazione psicosomatica di tipo superstizioso della malattia di mio padre.
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