L'allocco

 Per poche stagioni fu mio amico un coetaneo la cui casa era ospitale e di conseguenza aperta a una certa qual compagnia, ma non è di ciò che ora voglio scrivere. Una sera l'amico mi raccontò che aveva partecipato a una festa carnevalesca data nel palazzo di una nobile famiglia cittadina, né saprei dire ora come e perché un attivo militante extraparlamentare come lui avesse varcato quella soglia, diciamo così. Forse quei nobili erano simpatizzanti della rivoluzione che poi avrebbe tardato - sine die. "Ospite ingrato", avrebbe scritto qualcuno, il mio amico si era comunque divertito a osservare le sale, i rinfreschi, lo spettacolo, gli invitati, le invitate, e un celebre anziano poeta pervenuto non si sa con quanta pena a Firenze da Milano, sua sede abituale. 'Davvero?' chiesi stupito, 'ma pensa ... è ancora vivo?'  L'amico mi rispose iperbolico che 'certo, è entrato disteso in una bara retta da quattro robusti inservienti', con ciò logicamente riferendosi alle visibili condizioni del vegliardo, moribondo ... di fatto il poeta avrebbe vissuto ancora sette otto anni, ma il mio immaginifico amico lo dava come  uno "alle Ballodole". Per farla breve lo presi alla lettera, credetti che davvero nel corso di quella debosciata festa carnevalesca di reazionari inclini  alla rivoluzione un numero fosse stato l'ingresso del celebre poeta disteso in una bara. In effetti il mio amico era di quelli che spesso non s'intende se parlino sul serio o per scherzo. E io ero un allocco ...

N.b. Lungo una delle vie che salgono a Trespiano, dove si trova il cimitero maggiore di Firenze, c'è una località che si chiama le Ballodole, per cui una volta si diceva di un moribondo che "era alle Ballodole".


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