Fine dell'estate ... predicazione mediatica

 "Un di' nel mese azzurro di Settembre", direbbe Brecht tradotto da Franco Fortini, mi trovavo in campagna per un finesettimana lungo. Mentre appendevo agli appositi fili certi pezzi di bucato, sporto da una finestra posta in alto chiacchieravo con una vecchia conoscenza che si trovava seduto - era un uomo anziano - nella piazzetta sottostante. A voce alta mi ero lanciato non dalla finestra, ma in una perorazione critica. Deprecavo la celebrazione mediatica della fine dell'estate, risalente a diverse settimane prima di quel giorno azzurro di Settembre, come un trucco del Sistema per spingere le masse a tornare a casa dalle ferie e a riprendere il lavoro. Si era in un anno intermedio tra il 1984 e il 1993, non riesco ad essere meno vago. Com'è noto l'estate non finisce attorno al 20 di Agosto, ma un mese dopo. Il vecchio mi ascoltava con una certa divertita attenzione, dopotutto è piuttosto comico un comiziante che appende magliette, calzini e mutande freschi di bucato. Mi trovavo pienamente a casa mia, non tanto padrone della situazione paesana, quanto in piena confidenza con il vecchio, con la piazzetta, perfino con la finestra, che in fondo non era "mia". M'interruppe Bastiano eccependo che però io ero in ferie ... Aveva ragione, ma non è questo che m'interessa, e comunque era troppo difficile e imbarazzante chiarirgli che il mio lavoro non era ... Voglio qui sottolineare la differenza tra il pensare egoistico, quello di Bastiano, e il pensare lungimirante, ebbene sì: il mio.

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