Una domenica di Luglio, verso sera, la mia attenzione fu attirata da una coppia seduta a un tavolino vicino al mio. Lui indossava una giacca da motociclista e sembrava in procinto di partire per un lungo viaggio, a giudicare dalla targa della Bmw nera parcheggiata lì a due passi. Lei, capelli corti, carina, piccola, era in tenuta consona al clima ottimo del paese. Restava. Mentre immaginavo il percorso che avrebbe potuto fare lui - ma non era detto che stesse partendo per la meta indicata dalla targa - non smettevo di guardare entrambi. Lei che parlava protesa sul piano del tavolino, anzi: continuava a parlare; lui che sedeva ben appoggiato alla spalliera della sua sedia, la testa immobile, silenzioso. Incassava. Non so se avesse bisogno di fare il pieno di benzina, ma certo faceva il pieno di parole. Forse pensava alle curve che lo aspettavano prima della Livorno-Sestri Levante, a Genova, alla notte che certo avrebbe trovato prima di arrivare. Da quella domenica sono passati quasi quaranta anni, e questa non è la prima volta che mi rivedo la scena.
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