1971, Gallura. I vicini di tenda erano lui un quarantenne, lei più giovane - francesi? Tedeschi? Non mi ricordo. Il campeggio mezzo vuoto aveva consentito loro di circondare la tenda, spaziosa, con larghe bande di tela, lenzuola direi, sostenute da pali sottili, tutto abbastanza mosso non solo dal vento sardo, ma anche dalla irregolarità del tracciato dei pali. Lui leggermente ventruto, lei sirenotta, si aggiravano all'interno del loro accampamento, apparivano e scomparivano tra i teli, interessati non solo alla riservatezza, ma anche alla nudità. Non mancavano di colonna sonora musicale. Noi avevamo ventiquattro anni, una motocicletta, una canadese - a esagerare - da tre posti, e nessun accampamento attorno alla tenda. Fin qui era questione di mezzi e di gusti, se non che ridacchiavamo dei vicini, ciò che oggi, dopo circa cinquantaquattro anni, mi è tornato in mente. I vicini ci parevano inavvicinabili per la loro ridondanza - noi al confronto eravamo Francesco e Chiara, sparagnini, sessantottini. Oggi non voglio riabilitare quel fregnone, che ritengo nel ricordo responsabile dell'accampamento dell'amore, no. Emana ancora nella mia memoria una buona dose di ridicolo. Ma senz'altro condanno "Francesco e Chiara" per la loro mancanza di carità.
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