La nostra compagnia non dispiaceva al signor Carlo Alberto. Insieme alle sue ragazze, due, formavamo un quintetto, una minuscola classe scolastica in gita di cui il signor Carlo Alberto era il maestro, il direttore, la guida. L'amicizia mia e di mio fratello per le due sorelle avrebbe fatto anche a meno del padre loro, a tratti un po' ingombrante, verboso, didattico, ma ci dovevamo adattare ad ospitarlo tra noi con una certa frequenza. Il quintetto aveva preso forma nel 1959, tra l'agosto e il settembre, settimane che passavamo tutti in un certo paesino maremmano: il signor Carlo Alberto con le due figlie e la moglie venivano da Roma, noi da Firenze. Nel 1962, durante un pomeriggio forse settembrino, mi trovai da solo con il signor Carlo Alberto e la maggiore delle sue ragazze a vagare in auto nella pianura apparentemente infinita tra le colline e il mare. Se non sbaglio con le date, avevo quindici anni, eppure mi adattavo alla compagnia del signor Carlo Alberto, avete certo capito perché. Di appartenenza comunista, il padre del mio appena perduto primo amore, tentava di combattere la noia della lunga villeggiatura andando a trovare compagni suoi maremmani. Prima, non ricordo dove, passammo da un tipo a me ignoto. Per i compagni maremmani il signor Carlo Alberto era una visita da incorniciare perché un giornalista della capitale li gratificava con la sua presenza, per non dire irruzione. Il tipo a me ignoto possedeva una libreria non infima - di librerie già mi intendevo abbastanza; comunque mostrò al signor Carlo Alberto un volume, Benedetti italiani di Curzio Malaparte. Al giornalista della capitale credo che Malaparte non aggradasse, di fatto emise un "mh". Vedo oggi che il libro uscì nel 1961, data che fa qui da terminus post. Il deludente compagno del giornalista della capitale quasi ci spinse, era il secondo pomeriggio, verso Castiglione della Pescaia, dove irrompemmo in casa di un altro compagno maremmano. Forse l'incauto malapartista non era del Pci. Ci sedemmo attorno a un tavolo: questo compagno io lo conoscevo perché era originario del nostro paesino di collina, come conoscevo sua moglie, che comunque era stata nel 1947 una delle mie due balie maremmane, ciò che aveva fatto di sua figlia la mia "sorella di latte"... Pontificando come al solito il giornalista della capitale incappò nel caso del medico condotto del nostro paesino, il quale si era trasferito a Castiglione della Pescaia e viveva in una bella casa. 'Si è sacrificato per la scienza', sintetizzò il giornalista della capitale suscitando un cauto apprezzamento nel compagno, 'eh, Carlo Alberto, come sei!...'
Il giornalista della capitale mi fornì quella volta, come altre, e per diversi anni ancora, del materiale di riflessione anche perché, nonostante che fosse poco meno che cinquantenne, aveva delle spigolosità adolescenziali che io condividevo. L'ipotesi che qualche medico si "sacrifichi per la scienza", nel senso inteso ai tempi dal signor Carlo Alberto, mi è rimasta in mente e potrei contemplarla ancora oggi. Ciò mi induce a considerare la mia frequentazione del padre del mio perduto primo amore una esperienza di valore, direi "formativa" se di questo termine oggi non si abusasse. Quanto alla mia "sorella di latte", in tempi recenti la ho ritrovata in Facebook ed è stata lei a confermarmi che sì, dal 1960 loro si erano trasferiti a Castiglione della Pescaia. Com'è naturale tuttavia non si ricorda di quella sera né dei "sacrifici per la scienza" dell'ex medico condotto del nostro paesino di collina.
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