Mia suocera abitava in cima a un edificio che, dal pianterreno al decimo piano, aveva un volume maggiore che non nei restanti cinque. Fino al decimo si ascendeva secondo una traiettoria, al decimo la cabina dell'ascensore era spinta in una piattaforma che, automaticamente ruotando, posizionava la cabina nella nuova e definitiva traiettoria. Si trattava di un edificio di lusso. Non pochi studenti di ingegneria erano guidati, dagli assistenti dei loro professori, a visitare l'edificio - soprattutto la piattaforma, qui descritta secondo la mia strumentazione linguistica. In assenza di un Gadda procederei quindi con il racconto di una discesa, eseguito l'innaffiamento delle piante, dall'appartamento di mia suocera: un giovane ignoto esce dalla porta dell'appartamento di fronte e mi precede nell'ascensore senza considerarmi ... addirittura è pronto a dar inizio alla discesa, al che io mi precipito e con il piede destro impedisco la chiusura della porta automatica della cabina ... il giovane ignoto ha una gran borsa apparentemente vuota sottobraccio e pare infastidito dalla mia presenza ... "ma è pesante ...", mormora ..."pesante cosa?", domando io intanto che la cabina sta per raggiungere la meraviglia ingegneresca sopra accennata ... "tutta questa sua fretta...", replica il giovane ignoto ... in effetti è solo per puntiglio che mi sono precipitato a bloccare la chiusura della porta automatica della cabina con il piede destro ... il dibattito continua muto ... reciproci sguardi, il mio offeso, credo, il suo strafottente ... ci perdiamo così il sempre gustoso cambio di traiettoria della cabina ... sca ra babum ploff ... in pochi secondi raggiungiamo il pianterreno o zero che dir si voglia e ognuno di noi se ne va per la sua strada ... infreddoliti alcuni studenti attendono davanti all'ingresso di fruire della spiegazione che un'assistente sta per dar loro circa la piattaforma di cui sopra - è il caso di dire ...
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