Deciso a salire alla Fortezza Bella Vista S pensò tuttavia di non fare il solito percorso, presto trovandosi in una stradetta angusta e adorna di piccoli laboratori, di botteghe, avanzando a fatica in un ambiente quasi intimo, come privato. In fondo, S vide oltre la vetrina un salottino e una donna seduta al suo tavolo di artigiana fargli cenno con la destra di prendere verso sinistra, indice proteso. Grazie, mormorò S da dietro il vetro, presto sbucando in una grande piazza dalla pavimentazione sbilenca. Non c'era mai stato prima. Possibile? Vivacissima, luminosa, culminava nella facciata triangolare di un vecchio edifico, pietra serena e ciuffi d'erba. Dalla folla uscì un antico studente di S, con signora. S approfittando del brav'uomo spiegò che si era perso e non trovava più la Fortezza Bella Vista. Così e così, indicò il brav'uomo. Ah ecco, rispose S, subito dichiarando la felicità di essersi finalmente perduto ... anzi, alzò la voce, dirò di più, dirò meglio ... Ah professore, lei intercalava sempre così a lezione, si ricorda?... Dirò di più, dirò meglio, bisognerebbe cambiare ogni dieci anni di città, cambiare strade, piazze ... Chiese, professore? .. anche cambiar di chiese, sì, tutto, si abitasse anche in una di quelle megalopoli ...
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