Un piccolo povero cristo

 Il signor B girellava in bicicletta per certe strade della periferia, là dove la città cede a una zona cosiddetta residenziale, in collina. Era una domenica d'inverno, ma soleggiata - primo pomeriggio. Dopo aver incrociato sul viale alcune persone intabarrate e decise alla loro passeggiata digestiva, il signor B scorse tra i rami di un albero prossimo a una villetta sita appena al di sopra del livello della strada un qualcosa di non arboreo. In alto, impigliato e pericolante, c'era un neonato seminudo, il cui pannolino, forse sfilatosi in volo, oscillava tra le foglie di un rametto vicino. Il signor B scese di bicicletta e cercò di sincerarsi che il neonato fosse veramente un neonato. Era un neonato, e sembrava dormire. Il signor B si chiese quale fosse la causa della presenza del neonato tra i rami e i rametti di un albero e optò per l'ipotesi che uno stressato "caregiver" lo avesse defenestrato. In qual modo trarlo al sicuro? Cadendo il neonato - un vero virtuoso del sonno - avrebbe urtato contro la sottostante balaustra in pietra della scala adducente alla porta d'ingresso della villetta. Non c'era tempo da perdere. Chiamo i pompieri, si disse il nostro, contemporaneamente ricordandosi di aver dimenticato il nome del viale dove quel piccolo povero cristo rischiava la vita, o le ossa. Mi allontano fino a trovare la prima targa stradale, o cerco di arrampicarmi fino al neonato, o grido aiuto, si disse. Non poco agitato, il nostro. A parte il fatto che non era per nulla sicuro di saper salire fino al neonato, a parte che durante tale tentativo avrebbe fatto muovere i rami dell'albero con le conseguenze che possono immaginarsi, a parte che gridando aiuto avrebbe magari svegliato il piccolo povero cristo, il nostro ritenne inopportuno allontanarsi, per cui si piazzò sotto il neonato pronto a pararlo in caso di caduta verticale. Senza contare che prende freddo, si disse il nostro. Insomma, un incubo.

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